Rosso o bianco? Strutturato o morbido? Un ricevimento ce si rispetti non può prescindere da un giusto abbinamento cibo-vino. Così come non deve trascurare un adeguato servizio: accanto al cameriere da sala è bene richiedere un sommelier in divisa: sarà lui a proporre, stappare, mescere i vini ai tavoli. Per iniziare va bene un prosecco, da sorseggiare tra un assaggio e l’altro. A seguire, ogni portata avrà il suo vino, ampio, morbido, vellutato e naturalmente Doc.
La scelta dei vini può essere difficile e complicata, meglio affidarsi ad un esperto, almeno per farsi spiegare e consigliare, prima di decidere. Come per la definizione del menu, può essere pratico partire dal fondo, cioè dal dolce nuziale e dal brindisi, e osservare la regola della stagionalità e della provenienza geografica delle bottiglie. E’ bello offrire ai propri ospiti un vino diverso ad ogni portata, ma è vivamente sconsigliato mischiare troppo. Oltre a generare un notevole spreco, rischia anche di dare alla testa a chi non è poi così abituato a unire tra loro sapori, gradazioni alcoliche, etichette.
Se per il brindisi, agli sposi piace uno champagne,può essere una buona idea restare sui vini francesi anche per la tavola. Viceversa, un menu servito con una selezione di vini italiani e chiuso con un passito al momento del dolce, predilige uno spumante secco al momento del brindisi. Importante ricordare che, su una tavola con cinque portate, tre vini sono sufficienti e spesso anche superflui; potrebbero bastarne anche solo due: uno più leggero, magari bianco o rosato, e uno più corposo, rosso e più invecchiato, prima di passare al vino passito e allo spumante per il brindisi. Tale selezione esclude, ovviamente il vino servito all’aperitivo.